La storia

Il 13 giugno del 1924 il bolognese Cleopatro Cobianchi inaugura a Milano il primo “Albergo Diurno”. È uno spazio dedicato a servizi di qualità per l’igiene personale, destinato a professionisti, imprenditori e studenti. Cobianchi investe 4 milioni di Lire (attuali 4 miliardi), ispirandosi ai locali per i servizi ai viaggiatori in uso dal 1911 nella metropolitana di Londra, dove si potevano trovare deposito bagagli, servizi di dattilografia, telefoni, sale scrittura e incontri, rivendita di biglietti teatrali o sportivi, agenzia ferroviaria, servizi di stireria, vendita di profumi fino all’affitto di binocoli da teatro, ombrelli e pulizia dei cappelli da uomo.

AI “Diurno Cobianchi” in piazza Duomo a Milano, a prezzi accessibili, erano offerti alla borghesia milanese gli stessi servizi oltre a bagni di lusso con docce e vasche, barbieri e parrucchieri e uno sportello “Agenzia Banco e Cambio Cobianchi” che emetteva assegni pagabili a vista al portatore. Si poteva far rassettare gli abiti prima di un colloquio di lavoro oppure agghindarsi per lo spettacolo teatrale della sera.

Dai portici della Galleria Vittorio Emanuele si entrava attraverso una pregevole scala semicircolare in ferro battuto.

Le decorazioni interne che già risentono dello stile decò, vennero affidate alla creatività dell’architetto Melchiorre Bega che nel dopoguerra diresse la rivista Domus fondata da Giò Ponti.

 

 

 

L’atrio con banconi in radica ospitava le biglietterie, il Banco Cambio – fornito di una esistente cassaforte Lips-Vago – e la prima agenzia di viaggi di Milano.

Oltre le colonne si estendevano gli uffici di dattilografia e gli uffici della Cooperativa dei Fotografi Milanesi che lavoravano in piazza Duomo.

Sul modello inglese non mancavano sale lettura e incontri attrezzate con telefoni, divanetti in pelle scura e ricevitori a manopola con magnetofoni (pathéfoni) per ascoltare i brani musicali preferiti, gli antenati dei jukebox. I bagni, accessibili a pagamento su due corridoi laterali, erano frequentati settimanalmente dai giovani studenti fuori sede, che entravano nelle stanze colme di vapore per il rituale del bagno e del barbiere.

Durante i bombardamenti aerei del tragico agosto del 1943 che colpirono drammaticamente Milano distruggendo o danneggiando molti luoghi simbolici come il teatro alla Scala, anche il Diurno subì ingenti danni che porteranno alla parziale chiusura dell’area confinante con la Galleria Vittorio Emanuele II.

Il periodo post-bellico, con la modifica dei costumi e delle tipologie abitative, porterà il Diurno ad assumere connotazioni più popolari. Nella parte degli antichi locali danneggiati, prima destinati agli uffici e agli incontri d’affari, sarà allestito un locale notturno, ricordato nel 1959 in un cammeo del film “Audace colpo dei soliti ignoti” diretto da Nanni Loy.

Le rarefatte e umide atmosfere del Diurno Cobianchi, profumate di talco e sapone di marsiglia, diventano invece sollecitazioni creative per molti scrittori e artisti milanesi che frequentano con assiduità il Diurno eleggendolo a luogo di incontro della creatività milanese tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista dedica all’edificio pagine importanti della sua narrativa: nei romanzi “L’integrazione” e “La vita agra” che nel 1963 sarà trasposto in una pellicola di Carlo Lizzani con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli

Il Diurno del Signor Cobianchi, aperto dalle 7 alle 23, resta come negli anni Trenta il luogo di ritrovo per i giovani pronti ad affrontare la notte milanese al Number One, al Good Moon o alla Stella d’Oro dove era d’obbligo la giacca stirata e le guance rasate in stile Cobianchi.
Il diurno era sotto il piano della strada, e bisognava scendere una rampa di scale a chiocciola. Laggiù scoprivi un labirinto di corridoi a piastrelle bianche e tante porte. Una decina di donne cinquantenni e atticciate, con grembiule celeste e fazzolettone in capo, trottavano su e giù portando asciugamani sporchi, secchi di liquido per disinfettare, spazzoloni di cencio per strofinare le vasche.                                                                                                  Luciano Bianciardi

 

Il Diurno continua a svolgere la sua attività vedendo man mano sfumare la sua antica vocazione e trasformandosi area polivalente di servizi con biglietteria delle Ferrovie dello Stato, dei teatri e dei luoghi di sport,agenzia di viaggi. Le vestigia dell’antica vocazione resta in pochi servizi di parrucchiere, manicure e barbiere che pian piano abbandoneranno i locali.

Nel 1999 l’ultimo barbiere lascerà definitivamente il Cobianchi che concluderà il secondo ciclo della propria storia.
Nel 2015 il Diurno Cobianchi ospita gli eventi di Expo
Nel 2017 il Cobianchi riapre al pubblico per riaffermare il suo antico spirito di Circolo di cultura, arte, musica e letteratura, luogo di incontro, di intrattenimento, di svago con l’intento di ricreare il “salotto buono” della Milano di un tempo che fu all’ombra della Madunina.

 

Il 13 giugno del 1924 il bolognese Cleopatro Cobianchi inaugura a Milano il primo “Albergo Diurno”. È uno spazio dedicato a servizi di qualità per l’igiene personale, destinato a professionisti, imprenditori e studenti. Cobianchi investe 4 milioni di Lire (attuali 4 miliardi), ispirandosi ai locali per i servizi ai viaggiatori in uso dal 1911 nella metropolitana di Londra, dove si potevano trovare deposito bagagli, servizi di dattilografia, telefoni, sale scrittura e incontri, rivendita di biglietti teatrali o sportivi, agenzia ferroviaria, servizi di stireria, vendita di profumi fino all’affitto di binocoli da teatro, ombrelli e pulizia dei cappelli da uomo.

AI “Diurno Cobianchi” in piazza Duomo a Milano, a prezzi accessibili, erano offerti alla borghesia milanese gli stessi servizi oltre a bagni di lusso con docce e vasche, barbieri e parrucchieri e uno sportello “Agenzia Banco e Cambio Cobianchi” che emetteva assegni pagabili a vista al portatore. Si poteva far rassettare gli abiti prima di un colloquio di lavoro oppure agghindarsi per lo spettacolo teatrale della sera.

Dai portici della Galleria Vittorio Emanuele si entrava attraverso una pregevole scala semicircolare in ferro battuto.

Le decorazioni interne che già risentono dello stile decò, vennero affidate alla creatività dell’architetto Melchiorre Bega che nel dopoguerra diresse la rivista Domus fondata da Giò Ponti.

 

 

 

L’atrio con banconi in radica ospitava le biglietterie, il Banco Cambio – fornito di una esistente cassaforte Lips-Vago – e la prima agenzia di viaggi di Milano.

Oltre le colonne si estendevano gli uffici di dattilografia e gli uffici della Cooperativa dei Fotografi Milanesi che lavoravano in piazza Duomo.

Sul modello inglese non mancavano sale lettura e incontri attrezzate con telefoni, divanetti in pelle scura e ricevitori a manopola con magnetofoni (pathéfoni) per ascoltare i brani musicali preferiti, gli antenati dei jukebox. I bagni, accessibili a pagamento su due corridoi laterali, erano frequentati settimanalmente dai giovani studenti fuori sede, che entravano nelle stanze colme di vapore per il rituale del bagno e del barbiere.

Durante i bombardamenti aerei del tragico agosto del 1943 che colpirono drammaticamente Milano distruggendo o danneggiando molti luoghi simbolici come il teatro alla Scala, anche il Diurno subì ingenti danni che porteranno alla parziale chiusura dell’area confinante con la Galleria Vittorio Emanuele II.

Il periodo post-bellico, con la modifica dei costumi e delle tipologie abitative, porterà il Diurno ad assumere connotazioni più popolari. Nella parte degli antichi locali danneggiati, prima destinati agli uffici e agli incontri d’affari, sarà allestito un locale notturno, ricordato nel 1959 in un cammeo del film “Audace colpo dei soliti ignoti” diretto da Nanni Loy.

Le rarefatte e umide atmosfere del Diurno Cobianchi, profumate di talco e sapone di marsiglia, diventano invece sollecitazioni creative per molti scrittori e artisti milanesi che frequentano con assiduità il Diurno eleggendolo a luogo di incontro della creatività milanese tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista dedica all’edificio pagine importanti della sua narrativa: nei romanzi “L’integrazione” e “La vita agra” che nel 1963 sarà trasposto in una pellicola di Carlo Lizzani con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli

Il Diurno del Signor Cobianchi, aperto dalle 7 alle 23, resta come negli anni Trenta il luogo di ritrovo per i giovani pronti ad affrontare la notte milanese al Number One, al Good Moon o alla Stella d’Oro dove era d’obbligo la giacca stirata e le guance rasate in stile Cobianchi.
Il diurno era sotto il piano della strada, e bisognava scendere una rampa di scale a chiocciola. Laggiù scoprivi un labirinto di corridoi a piastrelle bianche e tante porte. Una decina di donne cinquantenni e atticciate, con grembiule celeste e fazzolettone in capo, trottavano su e giù portando asciugamani sporchi, secchi di liquido per disinfettare, spazzoloni di cencio per strofinare le vasche.                                                                                                  Luciano Bianciardi

 

Il Diurno continua a svolgere la sua attività vedendo man mano sfumare la sua antica vocazione e trasformandosi area polivalente di servizi con biglietteria delle Ferrovie dello Stato, dei teatri e dei luoghi di sport,agenzia di viaggi. Le vestigia dell’antica vocazione resta in pochi servizi di parrucchiere, manicure e barbiere che pian piano abbandoneranno i locali.

Nel 1999 l’ultimo barbiere lascerà definitivamente il Cobianchi che concluderà il secondo ciclo della propria storia.
Nel 2015 il Diurno Cobianchi ospita gli eventi di Expo
Nel 2017 il Cobianchi riapre al pubblico per riaffermare il suo antico spirito di Circolo di cultura, arte, musica e letteratura, luogo di incontro, di intrattenimento, di svago con l’intento di ricreare il “salotto buono” della Milano di un tempo che fu all’ombra della Madunina.

 

Il 13 giugno del 1924 il bolognese Cleopatro Cobianchi inaugura a Milano il primo “Albergo Diurno”. È uno spazio dedicato a servizi di qualità per l’igiene personale, destinato a professionisti, imprenditori e studenti. Cobianchi investe 4 milioni di Lire (attuali 4 miliardi), ispirandosi ai locali per i servizi ai viaggiatori in uso dal 1911 nella metropolitana di Londra, dove si potevano trovare deposito bagagli, servizi di dattilografia, telefoni, sale scrittura e incontri, rivendita di biglietti teatrali o sportivi, agenzia ferroviaria, servizi di stireria, vendita di profumi fino all’affitto di binocoli da teatro, ombrelli e pulizia dei cappelli da uomo.

AI “Diurno Cobianchi” in piazza Duomo a Milano, a prezzi accessibili, erano offerti alla borghesia milanese gli stessi servizi oltre a bagni di lusso con docce e vasche, barbieri e parrucchieri e uno sportello “Agenzia Banco e Cambio Cobianchi” che emetteva assegni pagabili a vista al portatore. Si poteva far rassettare gli abiti prima di un colloquio di lavoro oppure agghindarsi per lo spettacolo teatrale della sera.

Dai portici della Galleria Vittorio Emanuele si entrava attraverso una pregevole scala semicircolare in ferro battuto.

Le decorazioni interne che già risentono dello stile decò, vennero affidate alla creatività dell’architetto Melchiorre Bega che nel dopoguerra diresse la rivista Domus fondata da Giò Ponti.

 

 

 

L’atrio con banconi in radica ospitava le biglietterie, il Banco Cambio – fornito di una esistente cassaforte Lips-Vago – e la prima agenzia di viaggi di Milano.

Oltre le colonne si estendevano gli uffici di dattilografia e gli uffici della Cooperativa dei Fotografi Milanesi che lavoravano in piazza Duomo.

Sul modello inglese non mancavano sale lettura e incontri attrezzate con telefoni, divanetti in pelle scura e ricevitori a manopola con magnetofoni (pathéfoni) per ascoltare i brani musicali preferiti, gli antenati dei jukebox. I bagni, accessibili a pagamento su due corridoi laterali, erano frequentati settimanalmente dai giovani studenti fuori sede, che entravano nelle stanze colme di vapore per il rituale del bagno e del barbiere.

Durante i bombardamenti aerei del tragico agosto del 1943 che colpirono drammaticamente Milano distruggendo o danneggiando molti luoghi simbolici come il teatro alla Scala, anche il Diurno subì ingenti danni che porteranno alla parziale chiusura dell’area confinante con la Galleria Vittorio Emanuele II.

Il periodo post-bellico, con la modifica dei costumi e delle tipologie abitative, porterà il Diurno ad assumere connotazioni più popolari. Nella parte degli antichi locali danneggiati, prima destinati agli uffici e agli incontri d’affari, sarà allestito un locale notturno, ricordato nel 1959 in un cammeo del film “Audace colpo dei soliti ignoti” diretto da Nanni Loy.

Le rarefatte e umide atmosfere del Diurno Cobianchi, profumate di talco e sapone di marsiglia, diventano invece sollecitazioni creative per molti scrittori e artisti milanesi che frequentano con assiduità il Diurno eleggendolo a luogo di incontro della creatività milanese tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista dedica all’edificio pagine importanti della sua narrativa: nei romanzi “L’integrazione” e “La vita agra” che nel 1963 sarà trasposto in una pellicola di Carlo Lizzani con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli

Il Diurno del Signor Cobianchi, aperto dalle 7 alle 23, resta come negli anni Trenta il luogo di ritrovo per i giovani pronti ad affrontare la notte milanese al Number One, al Good Moon o alla Stella d’Oro dove era d’obbligo la giacca stirata e le guance rasate in stile Cobianchi.
Il diurno era sotto il piano della strada, e bisognava scendere una rampa di scale a chiocciola. Laggiù scoprivi un labirinto di corridoi a piastrelle bianche e tante porte. Una decina di donne cinquantenni e atticciate, con grembiule celeste e fazzolettone in capo, trottavano su e giù portando asciugamani sporchi, secchi di liquido per disinfettare, spazzoloni di cencio per strofinare le vasche.                                                                                                  Luciano Bianciardi

 

Il Diurno continua a svolgere la sua attività vedendo man mano sfumare la sua antica vocazione e trasformandosi area polivalente di servizi con biglietteria delle Ferrovie dello Stato, dei teatri e dei luoghi di sport,agenzia di viaggi. Le vestigia dell’antica vocazione resta in pochi servizi di parrucchiere, manicure e barbiere che pian piano abbandoneranno i locali.

Nel 1999 l’ultimo barbiere lascerà definitivamente il Cobianchi che concluderà il secondo ciclo della propria storia.
Nel 2015 il Diurno Cobianchi ospita gli eventi di Expo
Nel 2017 il Cobianchi riapre al pubblico per riaffermare il suo antico spirito di Circolo di cultura, arte, musica e letteratura, luogo di incontro, di intrattenimento, di svago con l’intento di ricreare il “salotto buono” della Milano di un tempo che fu all’ombra della Madunina.

 

UNA STORIA MILANESE

“Il diurno era sotto il piano della strada, e bisognava scendere una rampa di scale a chiocciola. Laggiù scoprivi un labirinto di corridoi a piastrelle bianche e tante porte. Una decina di donne cinquantenni e atticciate, con grembiule celeste e fazzolettone in capo, trottavano su e giù portando asciugamani sporchi, secchi di liquido per disinfettare, spazzoloni di cencio per strofinare le vasche.”

Luciano Bianciardi, L’integrazione

 

 

Il 13 giugno del 1924 il bolognese Cleopatro Cobianchi inaugura a Milano il primo “Albergo Diurno”. È uno spazio dedicato a servizi di qualità per l’igiene personale, destinato a professionisti, imprenditori e studenti. Cobianchi investe 4 milioni di Lire (attuali 4 miliardi), ispirandosi ai locali per i servizi ai viaggiatori in uso dal 1911 nella metropolitana di Londra, dove si potevano trovare deposito bagagli, servizi di dattilografia, telefoni, sale scrittura e incontri, rivendita di biglietti teatrali o sportivi, agenzia ferroviaria, servizi di stireria, vendita di profumi fino all’affitto di binocoli da teatro, ombrelli e pulizia dei cappelli da uomo.

AI “Diurno Cobianchi” in piazza Duomo a Milano, a prezzi accessibili, erano offerti alla borghesia milanese gli stessi servizi oltre a bagni di lusso con docce e vasche, barbieri e parrucchieri e uno sportello “Agenzia Banco e Cambio Cobianchi” che emetteva assegni pagabili a vista al portatore. Si poteva far rassettare gli abiti prima di un colloquio di lavoro oppure agghindarsi per lo spettacolo teatrale della sera.

Dai portici della Galleria Vittorio Emanuele si entrava attraverso una pregevole scala semicircolare in ferro battuto.

Le decorazioni interne che già risentono dello stile decò, vennero affidate alla creatività dell’architetto Melchiorre Bega che nel dopoguerra diresse la rivista Domus fondata da Giò Ponti.

 

 

 

L’atrio con banconi in radica ospitava le biglietterie, il Banco Cambio – fornito di una esistente cassaforte Lips-Vago – e la prima agenzia di viaggi di Milano.

Oltre le colonne si estendevano gli uffici di dattilografia e gli uffici della Cooperativa dei Fotografi Milanesi che lavoravano in piazza Duomo.

Sul modello inglese non mancavano sale lettura e incontri attrezzate con telefoni, divanetti in pelle scura e ricevitori a manopola con magnetofoni (pathéfoni) per ascoltare i brani musicali preferiti, gli antenati dei jukebox. I bagni, accessibili a pagamento su due corridoi laterali, erano frequentati settimanalmente dai giovani studenti fuori sede, che entravano nelle stanze colme di vapore per il rituale del bagno e del barbiere.

Durante i bombardamenti aerei del tragico agosto del 1943 che colpirono drammaticamente Milano distruggendo o danneggiando molti luoghi simbolici come il teatro alla Scala, anche il Diurno subì ingenti danni che porteranno alla parziale chiusura dell’area confinante con la Galleria Vittorio Emanuele II.

Il periodo post-bellico, con la modifica dei costumi e delle tipologie abitative, porterà il Diurno ad assumere connotazioni più popolari. Nella parte degli antichi locali danneggiati, prima destinati agli uffici e agli incontri d’affari, sarà allestito un locale notturno, ricordato nel 1959 in un cammeo del film “Audace colpo dei soliti ignoti” diretto da Nanni Loy.

Le rarefatte e umide atmosfere del Diurno Cobianchi, profumate di talco e sapone di marsiglia, diventano invece sollecitazioni creative per molti scrittori e artisti milanesi che frequentano con assiduità il Diurno eleggendolo a luogo di incontro della creatività milanese tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista dedica all’edificio pagine importanti della sua narrativa: nei romanzi “L’integrazione” e “La vita agra” che nel 1963 sarà trasposto in una pellicola di Carlo Lizzani con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli

Il Diurno del Signor Cobianchi, aperto dalle 7 alle 23, resta come negli anni Trenta il luogo di ritrovo per i giovani pronti ad affrontare la notte milanese al Number One, al Good Moon o alla Stella d’Oro dove era d’obbligo la giacca stirata e le guance rasate in stile Cobianchi.
Il diurno era sotto il piano della strada, e bisognava scendere una rampa di scale a chiocciola. Laggiù scoprivi un labirinto di corridoi a piastrelle bianche e tante porte. Una decina di donne cinquantenni e atticciate, con grembiule celeste e fazzolettone in capo, trottavano su e giù portando asciugamani sporchi, secchi di liquido per disinfettare, spazzoloni di cencio per strofinare le vasche.                                                                                                  Luciano Bianciardi

 

Il Diurno continua a svolgere la sua attività vedendo man mano sfumare la sua antica vocazione e trasformandosi area polivalente di servizi con biglietteria delle Ferrovie dello Stato, dei teatri e dei luoghi di sport,agenzia di viaggi. Le vestigia dell’antica vocazione resta in pochi servizi di parrucchiere, manicure e barbiere che pian piano abbandoneranno i locali.

Nel 1999 l’ultimo barbiere lascerà definitivamente il Cobianchi che concluderà il secondo ciclo della propria storia.
Nel 2015 il Diurno Cobianchi ospita gli eventi di Expo
Nel 2017 il Cobianchi riapre al pubblico per riaffermare il suo antico spirito di Circolo di cultura, arte, musica e letteratura, luogo di incontro, di intrattenimento, di svago con l’intento di ricreare il “salotto buono” della Milano di un tempo che fu all’ombra della Madunina.